{"id":276,"date":"2015-10-16T16:18:28","date_gmt":"2015-10-16T16:18:28","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost:8888\/wordpress\/?page_id=276"},"modified":"2015-10-18T16:32:37","modified_gmt":"2015-10-18T16:32:37","slug":"gap-text_it","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/?page_id=276","title":{"rendered":"Gap &#8211; text_IT"},"content":{"rendered":"<h1>GAP<\/h1>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/www.cristianchironi.it\/?portfolio=gap\">&lt; INDIETRO<\/a><\/p>\n<div id=\"body_layer\">\n<div id=\"id1\" class=\"style_SkipStroke shape-with-text\">\n<div class=\"text-content graphic_textbox_layout_style_default_External_1000_2211\">\n<div class=\"graphic_textbox_layout_style_default\">\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">(A tutti quelli che almeno una volta hanno inseguito un pallone)<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Come penso capiti a tutti voi, quando guardo una fotografia, soprattutto\u00a0 una di quelle che hanno qualche anno, non posso fare a meno di tentare di immaginare il prima e il dopo di quell\u2019istante che si \u00e8 fissato sulla pellicola. E\u2019 quasi una sorta di reazione istintiva, come se la mente automaticamente tentasse di ricostruire quel puzzle di realt\u00e0 da cui la tessera-foto \u00e8 stata prelevata. Verrebbe da dire che \u00e8 una cosa naturale, e in un certo senso lo \u00e8, come ci aiutano a capire le parole di Roland Barthes in uno dei tanti punti chiave de \u201cLa camera chiara\u201d: \u201cNella Fotografia, contrariamente a quanto \u00e8 per tali imitazioni [ndr.: si riferisce alla pittura], io non posso mai negare che la cosa \u00e8 stata l\u00e0. Vi \u00e8 una doppia posizione congiunta: di realt\u00e0 e di passato. E siccome tale costrizione non esiste che per essa, la si deve considerare, per riduzione, come l\u2019essenza stessa, come il noema della Fotografia.\u201d (pag. 78).<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Realt\u00e0 e passato sono quindi i due elementi che formulano la sostanza della fotografia, quella che impone a noi che la guardiamo quella reazione istintiva di cui dicevo all\u2019inizio. Naturalmente si pu\u00f2 scegliere o meno di connettere quella realt\u00e0 e quel passato al nostro presente. Farlo implica senza dubbio un cambiamento di quell\u2019immagine, nel senso che si tenter\u00e0 di rendere compatibile quella realt\u00e0 con la nostra realt\u00e0, cercando una qualche congruit\u00e0 nell\u2019evidenza delle differenze. \u00c8 esattamente quello che ha fatto e a cui ci costringe Cristian Chironi con GAP. Un lavoro che ha il pregio di presentarsi con una forte immediatezza visiva, a fronte di un\u2019inevitabile complessit\u00e0 concettuale.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">La storia di GAP prende il via e almeno in parte segue quella del tenente di fanteria e appassionato fotografo Vittorio Vialli, che con la sua Voigtlander\/Vito 35 mm document\u00f2 la vita dei campi di prigionia militari in Germania, in cui trascorse circa venti mesi dopo l\u20198 settembre del 1943. Una documentazione straordinaria per la natura delle immagini e nondimeno per le\u00a0 difficili condizioni in cui furono riprese. Riuscite ad immaginarvi la scena di questo ragazzo che nascondeva una macchina fotografica tra coperte e bucce di patate, che d\u2019improvviso la tirava fuori e scattava? Era come rubare, e pi\u00f9 di una volta deve aver rischiato punizioni pesanti, se non la vita. Non \u00e8 difficile immaginare il suo respiro affannoso e lo sguardo che si gira rapido intorno dopo aver fotografato la torretta di guardia o i prigionieri inquadrati. Un rischio tanto grande quanto sconsigliabile, considerati i bisogni reali che il Vialli sicuramente aveva. A che serviva fare foto tutti i giorni, quando sarebbe stato molto pi\u00f9 sensato rischiare per una coperta o una zuppa calda? Eppure quelle foto ci garantiscono oggi un bene prezioso, quello della conoscenza. Anzi di pi\u00f9: la possibilit\u00e0 di poter guardare con i nostri occhi quello che guardavano Vialli e gli altri prigionieri. E soprattutto di cogliere oltre quelle immagini, gli odori, la miseria e la stanchezza di uomini che avevano scelto di essere liberi nella prigionia, di non essere pi\u00f9 complici di quella terribile follia che aveva distrutto popolazioni e nazioni. Di tutto ci\u00f2 era sicuramente convinto lo stesso Vialli mentre scattava, e ancora diversi anni dopo quando aggiungeva alle immagini delle didascalie esplicative. Ne \u00e8 convinto oggi Cristian Chironi, che nel ritrovarsele tra le mani ha cercato di affondarvi lo sguardo tanto da entrarci letteralmente dentro. Cos\u00ec come allora anche questa di Chironi, fatte le dovute sostanziali differenze, \u00e8 una scelta che si pu\u00f2 dire sconsigliabile, o perlomeno difficilmente conciliabile con la condizione in cui siamo di un presente che non lascia spazio ad altri tempi, siano essi passati che futuri. A cui si aggiunge la non secondaria difficolt\u00e0 di negoziare la memoria collettiva con lo stato di individualizzazione frammentata nei diversi piani in cui si articola la realt\u00e0.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Chironi si veste da giocatore di calcio, maglia a strisce, pantaloncini bianchi, direi un classico, che riecheggia anche la tipica divisa del detenuto,\u00a0 e cos\u00ec vestito si inserisce in modo coerente, ma cromaticamente e per definizione digitale ben visibile, nelle immagini di Vialli. Perch\u00e9? La scelta tematica del calcio come trait d\u2019union tra quel tempo e il nostro, tra quella situazione estrema e il nostro comodo presente, \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 semplice da comprendere. Chironi cerca un luogo comune, un elemento che permetta la coniugazione tra le due situazioni spazio-temporali, e lo individua in quella passione per un gioco che l\u00ec era un modo per sfuggire alla drammaticit\u00e0 della situazione, affermando la persistenza della vita, della speranza e della libert\u00e0, nella passione per un gioco. Come forse in pochi sanno, in molti campi di prigionia militari si giocava davvero a calcio, ed \u00e8 una cosa a pensarci bene strana, ma non cos\u00ec difficile da capire. Persone malnutrite e non proprio serene, che decidevano di dimenticare per mezzora la propria situazione, uscendo dal campo e tornando sul campetto dietro casa ad urlare per un gol. Era la dimostrazione a se stessi e ai propri carcerieri che erano vivi, nonostante tutto. Chironi inserendosi abbigliato di tutto punto come un calciatore, diventa uno di loro, fa il tifo per loro, in quel bagliore di vita mette la propria.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Tra l\u2019altro, e non secondariamente, non \u00e8 la prima volta che Chironi utilizza il calcio e mette se stesso nei panni di un calciatore. Ha realizzato performance, lavori video e fotografici, in cui l\u2019elemento centrale \u00e8 proprio questa scelta iconica e di senso. Una scelta che com\u2019\u00e8 noto \u00e8 profondamente presente nella cultura occidentale, oggetto di riflessione e di passione assoluta per molti. Il calcio secondo Sartre era infatti una metafora della vita, ma ancora di pi\u00f9, per Sergio Givone era la vita ad essere una metafora del calcio, affermazione quest\u2019ultima che sinceramente trovo tanto paradossale quanto vera. Voglio poi almeno ricordare l\u2019amore di Pier Paolo Pasolini per il calcio, e le riflessioni lucide e memorabili che ha dedicato a questo gioco. Tra le pi\u00f9 interessanti c\u2019\u00e8 quella del calcio come sistema di segni complesso e articolato tanto da poter essere definito un linguaggio. Su questo argomento trovate pagine memorabili nel secondo volume dei\u00a0 \u201cSaggi sulla letteratura e sull\u2019arte\u201d pubblicati dalla Mondadori.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Ma se questo del Chironi-calciatore \u00e8 appunto l\u2019aspetto visivo pi\u00f9 semplice e immediato, l\u2019operazione concettuale che rende plausibile questo inserimento, anzi meglio, questa immedesimazione, \u00e8 invece un vero e proprio ribaltamento del suo (nostro) sguardo, e quindi della sua (nostra) posizione nel presente rispetto al passato, e in maniera estesa dello stesso presente nei confronti del passato. Chironi da dentro le foto di Vialli ci guarda, ma il dato rilevante \u00e8 che siamo noi che stiamo guardando il nostro presente da dentro il passato delle foto di Vialli. Un ribaltamento che \u00e8 assimilabile, e in un certo senso concettualmente debitore, a quello compiuto da una delle opere pi\u00f9 spiazzanti e significative della Storia dell\u2019Arte della seconda met\u00e0 del Novecento, quel \u201cGiovane che guarda Lorenzo Lotto\u201d di Giulio Paolini del 1967. L\u2019inversione del soggetto e dello sguardo conseguente, \u00e8 infatti anche qui l\u2019elemento decisivo di tutta la rappresentazione. Chironi sta nelle foto, ma impone a noi di guardare lui non solo dalla posizione in cui siamo, ma soprattutto da quella in cui si trovano i protagonisti di quelle immagini. Un meccanismo appunto analogo a quello dell\u2019opera di Paolini: il ragazzo guarda Lorenzo Lotto, ma noi oltre a guardare il giovane, occupiamo una posizione analoga a quella di Lorenzo Lotto, essendo noi ad essere sottoposti al suo sguardo.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Guardare il presente dal passato \u00e8 per noi un\u2019operazione estrema, possibile in una dimensione narrativa, in una suggestione filmica, ma non altrettanto semplice nella proposizione di un\u2019immagine isolata che impone una contorsione acrobatica al nostro rapporto di esclusivit\u00e0 con il presente.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Uno spiazzamento che Chironi prosegue con la manipolazione degli schemi di battaglie tra partigiani e tedeschi, tracciati a memoria anni dopo gli accadimenti da Ferruccio Montevecchi. Schizzi fatti su carte geografiche, che raccontano della difesa di Monte Battaglia, dei combattimenti tra C\u00e0 dei Gatti e C\u00e0 di Guzzo, tra C\u00e0 di Malanca e Purocelo, diventano, grazie alla variazione cromatica dei segni, delle parole e dei simboli, e all\u2019imposizione di un perimetro rettangolare in cui i piani sono rinchiusi, dei veri e propri schemi tattici di una partita di calcio, quelli che di solito un allenatore prepara durante la settimana. In questa modificazione del senso dei segni, della variazione del significato in conseguenza ad un semplice cambio del loro colore, Chironi pone l\u2019accento sul delicato compito dell\u2019interpretazione, sulle possibilit\u00e0 che piccole variazioni producano conseguenze sostanziali nella valutazione di quello che \u00e8 accaduto. Pu\u00f2 bastare poco a cancellare dei fatti, molto poco in tempi come questi, in cui lo scarso utilizzo della memoria \u00e8 direttamente proporzionale ai tentativi di revisione.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\"><span class=\"style\">Ma l\u2019apoteosi visivo-sonora di questo percorso di azzeramento del gap temporale, e come abbiamo visto del ribaltamento che di conseguenza impone, \u00e8 senza dubbio il video Gap# 7. Una serie di immagini aeree dei paesaggi italiani tormentati dalle distruzioni della guerra. Valli, fiumi, montagne, vie di comunicazione, che si alternano seguendo il ritmo dell\u2019inno della Champions League, la pi\u00f9 importante competizione calcistica europea e tra gli eventi sportivi pi\u00f9 seguiti al mondo. I calciatori dicono che quando sono in campo schierati uno di fianco all\u2019altro e sentono partire la musica, provano una delle emozioni pi\u00f9 forti della loro vita professionale. Forse \u00e8 la stessa emozione che provavano quando giocavano a pallone nel campetto dietro casa, e forse \u00e8 la stessa che provavano quegli uomini che giocavano nel campo di prigionia in cui erano stati rinchiusi, o forse no. Certe cose \u00e8 davvero difficile capirle attraverso delle immagini, e ancora di pi\u00f9 attraverso delle parole continuamente gettate nell\u2019impalpabile presente mediatico, in cui proprio le emozioni sono una merce troppo diffusa per riuscire a verificarne l\u2019autenticit\u00e0. Il presente visto dal passato di Raffaele Gavarro, 2008.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"paragraph_style\" style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/www.cristianchironi.it\/?portfolio=gap\">&lt; INDIETRO<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"id2\" class=\"style_SkipStroke shape-with-text\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"footer_layer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GAP &lt; INDIETRO (A tutti quelli che almeno una volta hanno inseguito un pallone) Come penso capiti a tutti voi, quando guardo una fotografia, soprattutto\u00a0<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.cristianchironi.it\/?page_id=276\">Continue Reading&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=276"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":373,"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions\/373"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cristianchironi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}