Forse si sarebbe dovuto chiamare Rew o Backwords questo lavoro di Cristian Chironi. E' un viaggio a ritroso nel tempo attraverso l'immagine, che però non fa appello al ricordo. Navigazione, abitazione di quadri, ricostruzioni possibili, proiezioni mentali.
Il concept è semplice: una selezione di 7 foto prese dall'album del padre, accanito giocatore di calcio militante in diverse formazioni (Oranese Calcio e altre), in posa con squadra e allenatore. Foto di gruppo che appartengono a diverse annate storiche, presumibilmente 1980, 1978, 1971, 1968, 1962... in scala 1:1, in cui si inserisce un giocatore vivente: Cristian Chironi.
Il tiepido stridore di un elemento tridimensionale che si sovrappone all'immagine piatta di una gigantografia, anche se in scala coerente, non mira a ingannare. Poster non è un trompe l'oeil, è un gioco di attraversamento esperenziale. Forse maniacale? Un po' lo è, perchè C.C. ha giocato sino in fondo, ricostruendo le tenute sportive di ogni foto ed epoca ed entrando nelle micro-variazioni di costume - e quindi culturali - di un paesino del centro Sardegna.
Un sonoro, diversi sonori (evocativi, ambientali, documenti audio storici) ma anche silenzi, riempiono di tempo le immagini che si succedono davanti agli occhi dello spettatore. Una descrizione didattica dei fregi del Partenone (può) commenta(re) la rustica posa statuaria di un Apollo hippy della squadra di un Torneo Bar alla fine degli anni Settanta; le cicale dell'agosto di una Sardegna lontano dalle coste fanno sudare mentre guardiamo il terriccio polveroso su cui è ferma la squadra per lo scatto fotografico; l'audio del tg che annuncia la morte di Pasolini crea un veloce zoom temporale sul bianco e nero della foto di squadra del '75; la ripresa audio di una partita da campetto con ammiccamenti e segnali tra compagni di gioco dà densità ad una foto che sprizza folklore quasi etnico e serio dilettantismo; Perchè Perchè la Domenica Mi Lasci Sempre Sola della Pavone commenta l'immagine (l'unica) di due giocatori senza squadra (probabilmente Chironi senior e il suo compare, che mentre la canzone era in voga non rinunciavano alla loro passione sportiva per affari sentimentali).
Illazioni.
Ma Poster non è uno slide show, è una performance di cui C.C. è progettista, realizzatore, performer. O, cambiando angolazione: regista, protagonista, servo di scena e individuo. Un processo, che come nelle performance precedenti (Singer, Rowenta), viene eseguito con metodo e nessuna affettazione teatrale. Non c'è nulla da fingere: funzionalità e scorrevolezza nell'esecuzione del progetto. Lucidità nel frequentare la propria storia personale.
C.C. entra nello spazio e va in panchina, dove da una borsa sportiva prende la prima divisa e la indossa. Chewing-gum in bocca (il solo elemento 'vero' dell'azione, che appartiene ad entrambe le temporalità, quella della fiction e quella della realtà: alla foto e all'azione performativa). Il chewing-gum è il ponte tra bi- e tri- dimensionale, tra ieri e oggi, ed è il ritmo della performance: ritmo intimo ed estroflesso. C.C. 'entra' nel primo quadro, sale su un cubo trasparente che lo porta sul piano dei giocatori nella foto e si mette in posa per 60 secondi. La posa è speculare a quella di uno dei personaggi della foto. E' quindi già disegnata, nessuna invenzione. C.C. fa e guarda il padre. Ma non è lui (nessun transfert), è solo un compagno di squadra.
C.C. scende dal piedistallo, afferra un'asta con cui scosta la prima foto al muro e scopre la seconda. Panchina. Via il calzettone bianco con risvolto blu, le Adidas Gazzella, e si mette maglietta rossa, pantaloncini neri, calza arrotolata male, e Superga dell'epoca. E così via attraverso un vintage sportivo, nei quadri di questa storia della provincia italiana che sfiora il patetico man mano che si va indietro nel tempo e si blocca all'anno zero della classica canottiera bianca proletaria.
In questo risucchiamento temporale, il salto cronologico più evidente è il passaggio dal colore al bianco e nero. E, arrivato a questa cesura dichiarata dalle tecniche di riproduzione dell'immagine, per entrare nel quadro il performer si immerge in una dualità materialmente incompatibile: allora il supposto arancione della foto in bianco e nero, nella messa in atto della performance, diventa addosso all'intruso una maglietta grigia.
Con questa soluzione visiva Chironi comunica che non gli interessa la ricostruzione della realtà ma quella dell'immagine. Adesione tra ricostruzione storica e presente vivente, attraverso un oggetto (C.C. non indossa una maglietta grigia, ma una maglietta in b/n). La scelta di questo registro 'realmente impossibile' (impossibilmente reale?) trasporta definitivamente tutti i presenti in un flash-back performativo.
E poi, ci sono le variazioni della Rappresentazione. Pose plastiche varie, a seconda delle epoche e dei modelli culturali, di cui si percepiscono gli slittamenti man mano che l'album in forma di poster viene ripercorso. C.C. in piedi con sguardo rivolto al lato, rannicchiato in prima fila a terra, con le mani sul 'pacco', con un sorriso un po' spezzato verso un compagno, da bullo.. (Con Poster, Cristian Chironi abbandona l'indagine sull'identità femminile per sondare i modelli maschili).
E' un processo, fatto di dentro/fuori, alla cui scoperta meccanicità ci si sottomette volentieri, perchè riesce a guadagnarsi la fiducia degli spettatori che, compreso l'andamento, si soffermano a guardare. Non si è più abituati a stazionare su un'immagine e questo inusuale rallentamento impone un ritmo 'd'autore'. Evidentemente C.C. guarda le immagini con quelle soste, e allora anche noi. La stasi, la posa, fanno affiorare nello spettatore il proprio patrimonio di immagini. Memoria individuale e memoria collettiva (se non è così con il calcio!) si proiettano sul fermo-immagine dei tableaux vivants.
Ancora, su adesione e distacco. In Poster il performer entra ed esce dall'immagine solo per alcuni istanti 'indossando' la maschera facciale e l'abito, e poi li dismette per tornare individuo. Ma esiste anche un altro livello di processazione del tempo affettivo: le foto si allontanano dai nostri occhi. Sfogliando i sipari fotografici uno ad uno, passando dal colore recente ai cromatismi sfalsati degli anni '70 al bianco e nero sabbiato del '50, i tableaux lasciano C.C. sempre più solo, piantato sul piedistallo che dista ormai parecchio dalla foto presentata, tanto quanto può esserlo la sua psicologia nei confronti di quell'immagine e di quella storia.
Si conclude così la performance, con una figura che rientra ormai nel quadro solo in prospettiva: non aderisce più alla squadra di 11 elementi che lo ospitava nei quadri precedenti e si congiunge ai due giocatori del 1966, Chironi padre e il compare padrino di cresima, in un trio familiare cronologicamente impossibile, ma ricomposto.
No, in realtà perchè la performance sia 'compiuta', C.C. torna in panchina, indossa i suoi abiti e va via.